
A couple of hours ago…
Dicembre 5, 2006 a 2:04 pm (thoughts)
La speranza é l’ultima a morire, quindi nessuno la seppellirà.
Dicembre 3, 2006 a 1:45 pm (photography, postcards, travels)

This is the link to my latest albums (Bologna, Parma, Milano see Metropolis), enjoy’em!
Dicembre 3, 2006 a 12:02 am (thoughts)
Vedeva gli altri muoversi incerti, con la paura di dispiacere, come tra bicchieri di cristallo. Si chiedeva se anche lui fosse così meschino nell’agire, così inavvertitamente ipocrita. All’ombra non trovava più posto e la sensazione di una perenne esposizione lo turbava.
Ethan Annuì.
Appoggiò il libro sul petto e fissando il soffitto stette in ascolto, quasi immobile.
La pioggia scendeva, bagnando i tetti cenerini dei palazzi, strisciando lungo i cunicoli che trovava sul suo percorso. Quell’acqua passando tra le tegole scorreva giù per i fianchi degli edifici, via per i tubi. Sentiva le gocce stillare dritte, fendendo l’aria densa e frantumandosi nell’impatto. Ciascuna sola nel proprio precipitare.
In profondità, tra i palazzi.
E ciascuna non avrebbe mai toccato la terra, ma solo il catrame metallico delle strade. “Qui riposa una goccia illusa in vita di trovare terreno da render fecondo – Qui muore il suo sogno”. Pensava che il sole prima o poi gli avrebbe confidato in gran segreto che lui, tra quelle nuvole si nascondeva volutamente, e a volte per il dolore si copriva lo sguardo, per non veder così, i palazzi: anguste e artificiose dimore di uomini e animali. Gabbie dalle quali si può uscire, ma cui si deve fare ritorno sempre.
“Sospesi essi vivono. In aria, ostacolando il volo degli uccelli e sentendosi sicuri della propria vita. Banchettano e ridono: abbelliscono le proprie celle con gioia, pensando in se all’immortalità di tutto ciò che sono. Ghignano ai miei occhi, che lecitamente entrano nelle loro stanze dalle finestre, innocenti. Offuscano il mio sguardo con veli e poi fanno a meno di me”.
Città, anno del Signore 2341.
Ethan fissava un po’ la gente che passava, poi con fare assente ritornava sui cornicioni del palazzo di fronte, osservandone il profilo gocciolante. Ogni goccia seguiva il suo destino e scorreva per sprofondare, brillando nel moto. Il suo respiro appannava il vetro con ciclico vapore. Guardava le mani invidiandone l’inconsapevole agire, come strumenti del volere, fedeli. Tutto si stava compiendo, mentre lui stava lì a pensare, senza prendere parte a nulla. Il cielo presto si sarebbe oscurato e la notte sarebbe calata indistintamente su tutto; i tetti si sarebbero anneriti e raffreddati e di nuovo indistinti avrebbero dormito.
Con la mano si toccava i capelli, lasciando le dita attorcigliarsi su e giù, senza stancarsi. Guardò la stanza per un po’ e poi socchiuse appena gli occhi come a volere prender sonno; se ne stava incerto sdraiato sul letto. Annuì e si girò di spalle alla finestra sfuggendo con lo sguardo l’imbrunirsi del cielo, ma la pallida parete che aveva di fronte seguiva la luce e il suo lento sfumare dal giorno alla notte. Non gli era concesso eludere neppure quel tempo. Balenando la luce da fuori si spense e tra quelle pareti tutto tacque in un buio devoto al suo persistere. Ed Ethan immobile avrebbe voluto trattenere anche il più felpato dei suoi respiri.
Silenziò.
Dicembre 1, 2006 a 1:48 pm (videos)
A friend of mine has sent me this pearl of oriental wisdom:
Dicembre 1, 2006 a 11:35 am (news)

The concept of a World AIDS Day originated at the 1988 World Summit of Ministers of Health on Programmes for AIDS Prevention. Since then, it has been taken up by governments, international organizations and charities around the world. Visit the website.
Novembre 29, 2006 a 10:57 am (photography, thoughts)
Novembre 29, 2006 a 10:47 am (thoughts)
Ok guys, the original script was this and it was composed long time ago:
Berlino
Berlino é una polaroid degli anni ottanta,
primo piano di una ragazza dagli occhi limpidi,
una sigaretta accesa e pendente tra labbra respinte.
É il cappuccio della felpa che vive i freddi e il mattino,
metro sporca in una fermata alla periferia.
È il giornale che allora non lessi;
quel vento che non ha soffiato, ora lo porta senza sosta.
Ha la schiena liscia di silenzi e tregua,
le mani segnate dalle cuciture delle tasche.
Il resto delle voci é tra i mattoni piú bassi,
vicoli, pareti che si inarcano per toccarsi,
una strada ancora umida nel dopo pioggia.
Novembre 29, 2006 a 8:21 am (photography, thoughts)
Novembre 28, 2006 a 11:41 am (news)
This is my first post here, right now I’ve nothing to say, but my mind has been triggered, so keep in touch!
Cheers,
wisdoms